BEGIN:VCALENDAR
VERSION:2.0
PRODID:-//jEvents 1.5 for Joomla//EN
BEGIN:VEVENT
UID:97e21358caed685dc81292e732deac00
CATEGORIES:Condiviso
SUMMARY: P. Mariano da Torino - 50° Anniversario della morte 
LOCATION:
DESCRIPTION;ENCODING=QUOTED-PRINTABLE:\n“La sapete l’ultima?”. E giù una barzelletta sempre nuova.  Quando
  incontrava per il corridoio qualche confratello, lo salutava  quasi con qu
 esta domanda. E dopo aver strappato il sorriso degli  ascoltatori, contento
 , proseguiva il suo da fare. Ma anche a tavola,  verso la fine dei pasti, d
 opo aver chiesto il permesso al superiore –  allora si usava così – in
 tratteneva i confratelli con un’amena  barzelletta. \n\n\nAnche nell’am
 biente televisivo, dove lavorò tanti anni,  offriva sempre una battuta a t
 utti, mostrando che si può sempre ridere  anche senza essere volgari. Ed a
 nche sul letto del dolore, ormai  prossimo ad accogliere sorella morte, sep
 pe scherzare. Ad un giovane  medico che non riusciva a prendere la vena del
  braccio, nonostante la  solerte collaborazione del paziente, e dovette ric
 orrere a quella del  piede disse: “Ed ora, signor Dottore, devo stringere
  anche il piede?”.  La risata generale aiutò il povero medico a prosegui
 re e sdrammatizzò  il momento di tensione che si era creato. Giocava anche
  sul colore della  sua pelle (ingiallita a causa del tumore al fegato), dic
 endo che era  diventato cinese. I giovani frati, fossero stati seminaristi,
  novizi o  giovani sacerdoti che studiavano presso le università pontifici
 e a Roma,  lo ricordano tutti con simpatia. Con i più piccoli giocava a pa
 llone.  Lui così alto, si metteva in porta e le parava tutte, non solo per
  la  bravura e per l’età, ma anche perché allora si giocava con l’abi
 to ed  era facile aiutarsi con il saio a parare le palle basse. Con i più 
  grandi, oltre ad intrattenerli con le immancabili barzellette, usciva a  f
 are due passi nel centro di Roma, invitandoli a bere un sorso d’acqua  ad
  una fontana vicino al suo convento, la cui acqua è ancora oggi  particola
 rmente fresca, essendo alimentata da un vecchio acquedotto. E  poi condivid
 eva, sempre con i giovani frati, ma anche con il medico  della sua comunit
  religiosa, il caffè che gli veniva offerto da qualche  confratello. Uno 
 di questi fischiava dalla finestra per avvisare che  era pronto. E p. Maria
 no si recava da lui. Sì, p. Mariano da Torino, il  “frate della TV itali
 ana”, colui che, agli esordi della nostra  televisione, dal 1955 al 1972 
 intrattenne i nostri genitori e i nostri  nonni con fede, amabilità, e cul
 tura ottenendo un indice degli ascolti  ancor oggi raggiunto da pochi. Ed e
 ssendo un personaggio famoso, i  comici ne facevano delle caricature. Quell
 a che Alighiero Noschese  (1932-1979) faceva di lui, gli piaceva tanto e lo
  faceva ridere. Se il  carattere socievole e schietto lo aiutava, se l’an
 imazione della  gioventù, prima nei circoli di Azione Cattolica e poi nell
 a scuola, lo  facilitavano nel rapporto con gli altri, il suo segreto era a
 ltrove. Era  nel rapporto intimo e stretto con il Signore, nell’adesione 
 convinta  alla propria fede, nella partecipazione quotidiana alla S. Messa 
 fin da  giovane. Di lui sorprende, leggendo la sua vita ed i suoi scritti, 
 che  ci fu una impressionante continuità tra la sua vita prima di entrare 
 in  convento e e quella da frate. E benché fosse un predicatore ormai  aff
 ermato e, per questo, anche contrastato ad un certo punto dalla  stessa azi
 enda televisiva, che si fregiava di trasmetterne le  apprezzatissime rubric
 he, egli era ben conscio che la cosa più grande,  più importante ed utile
  che potesse fare al mondo era quella di  celebrare, ogni giorno, la S. Mes
 sa. E che la preghiera, parafrasando un  celebre libro di Dom Chautard, è 
 l’anima di ogni apostolato. Per questo  pregava lui e faceva pregare, sop
 rattutto chiedendo aiuto alle monache  di clausura. E tra di esse, aveva un
  particolare legame con le Clarisse  Cappuccine di Torino. Ma egli era il p
 rimo a praticare questo  insegnamento e tutti i suoi confratelli lo ricorda
 no in coro, con gli  occhi fissi in direzione del tabernacolo, dove era arr
 ivato subito dopo  averli intrattenuti con una delle sue immancabili barzel
 lette. Il  segreto della sua santità, riconosciuta anche dalla Chiesa, che
  nel 2008  ha proclamato l’eroicità delle sue virtù cristiane dichiaran
 dolo  “Venerabile”, è tutto racchiuso in questa semplicità di vita do
 ve  cultura (era stato un professore di Latino e Greco assai preparato ed  
 apprezzato), vita quotidiana, capacità di ascolto e comprensione,  intensa
  dimensione interiore si fondono e ci consegnano un modello da  imitare e p
 regare. La lezione più bella, il sugello della sua vita non  lunghissima, 
 ma intensa, lo diede sul letto di morte: non solo, come  ricordato sopra, c
 ontinuando a trasmettere buonumore, ma vivendo sulla  croce con filiale abb
 andono. Le sue parole, il suo saluto inviato ai  numerosi telespettatori, a
 i lettori delle sue rubriche, ai tanti  estimatori e a ciascuno di noi, ci 
 accompagnino in questo tempo dove le  croci di certo non mancano.\n\n\n\n\n
 \n\n“Di vero cuore mando un saluto affettuosissimo a tutti coloro che  so
 ffrono, ricordando loro che, di tutto quello che possono fare nella  vita, 
 nulla c’è di più grande del dolore offerto spontaneamente, perché  sol
 o quello è veramente nostro. Come ci ricorda san Francesco  in un bellissi
 mo fioretto, riprendendo a sua volta un pensiero di san  Paolo: di nessuna 
 cosa mi posso gloriare se non della mia sofferenza per  amore di Cristo. Ed
  è questo il ricordo più bello, credo, che vi posso  lasciare, con l’au
 gurio che tutti sappiate sfruttare al massimo la  volontà di Dio. Pace e b
 ene a tutti!”. (Fr. Mariano da Torino)\n\n\n(fonte: https://www.cappuccin
 iimmacolata.it/p-mariano-da-torino/ )\n\n\n\n\n\n

DTSTAMP:20260501T094926
DTSTART:20220327T173000
DTEND:20220327T150000
SEQUENCE:0
TRANSP:OPAQUE
END:VEVENT
END:VCALENDAR