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di Annamaria BRACCINI

È infinito l’amore di Cristo per gli uomini: a noi tutti dona il suo stesso sangue nell’Eucaristia

Lo stemma episcopale di monsignor Paolo Martinelli, illustrato dal motto «Gloria Dei vivens homo», tratto dagli scritti di sant’Ireneo di Lione, è ispirato principalmente all’Eucaristia -Sacramentum Caritatis - evocata dalla figura del pellicano che si ferisce per nutrire i suoi piccoli. Esso assurge a simbolo dell’infinito amore di Cristo per gli uomini, ai quali dona il suo stesso sangue nell’Eucaristia. In tal modo si rappresenta come nel mistero eucaristico sia Cristo stesso a nutrire e a edificare continuamente la Chiesa.

 

Il candido giglio che accompagna il pellicano è noto simbolo virginale di Maria e vuole evocare simbolicamente la Madonnina di Milano in ossequio alle origini milanesi di monsignor Martinelli, origini richiamate anche dai principali colori dell’insegna, il rosso e il bianco, gli stessi della Città.

Come di consueto per i Vescovi usciti dagli Ordini religiosi, al vertice dello stemma è presente il capo con l’insegna dell’Ordine proprio che qui è quello Francescano, simboleggiato dalle braccia di Cristo e di san Francesco incrociate tra loro. Il galero e i fiocchi verdi con la croce astile completano come di regola l’insegna episcopale.

«Nella successione apostolica trasmetterò ciò che ho ricevuto»

Monsignor Paolo Martinelli: «Il compito fondamentale è mostrare come la presenza di Dio in Cristo, in forza dello Spirito, continui nel tempo»

«Un sentimento forte di gratitudine a Dio, per questa chiamata a servire la Chiesa ambrosiana e per tutto il bene che ho ricevuto nella mia vita. Il desiderio è proprio quello di poter contribuire al meglio, nel nuovo incarico, mettendo a disposizione totalmente me stesso e le esperienze che ho maturato in questi anni». Monsignor Paolo Martinelli, nuovo Vescovo ausiliare - la sua sede titolare è Musti di Numidia (attuale Algeria) -, spiega così il suo stato d’animo di fronte all’impegno che lo attende.

Come il ruolo di Vescovo, che la inserisce nella successione apostolica, segnerà la sua responsabilità in una grande metropoli come Milano e in una Chiesa altrettanto stratificata?

Credo che il primo dato da sottolineare sia appunto avere chiaro cosa significhi la successione apostolica che pone, in un orizzonte ecclesiale, la questione del rapporto tra le generazioni. Essere all’interno della successione degli apostoli vuol dire garantire, anzitutto, la trasmissione di ciò che noi, a nostra volta, abbiamo ricevuto. Quindi il compito fondamentale è quello di mostrare come la presenza di Dio in Cristo, in forza dello Spirito, continui nel tempo: io oggi sento profondamente la responsabilità di comunicare quanto ho ricevuto nel modo e nelle forme più adatte al nostro tempo. Penso che la figura del Vescovo, nella metropoli e in una grande Diocesi, trovi la sua ragione di essere nella trasmissione appassionata della fede, nella certezza che Cristo è la verità che feconda la nostra terra, rinnovando i rapporti tra noi, chiamati a essere costruttori di vita buona».

Il cardinale Scola, annunciando la sua nomina, ha detto che «la presenza di un religioso tra gli Ausiliari di Milano, sarà una grande risorsa per la nostra Chiesa». Come il carisma francescano si coniuga con la tradizione ambrosiana?

La spiritualità francescana ha nel suo Dna il desiderio di una presenza concreta nella vita delle persone, credenti e non, con la disponibilità a essere al servizio della gente. Questa “vicinanza” iscritta nell’insegnamento stesso di Francesco, che si declina con l’apertura a comprendere il cambiamento, potrebbe essere un contributo utile. Penso alla mia esperienza presso la Sacra Famiglia di Cesano Boscone, i cui ospiti mi hanno insegnato tanto, ma anche al tema di Expo 2015 e a ciò che viene definita “l’economia francescana”, con la sua dinamica di condivisione del bisogno, di prossimità, di sviluppo sostenibile, in vista del bene comune.

Qual è la prima sfida da affrontare nelle nostre terre di antica evangelizzazione e di moderna secolarizzazione?

Ritengo sia essenziale - come indica Francesco e ricorda spesso il Cardinale - il ritorno ai “fondamentali” della fede. Dobbiamo, da una parte, tornare all’essenzialità dell’incontro e del rapporto con il Signore e, dall’altra, testimoniare all’umano la ricchezza dell’esistenza cristiana, necessaria perché ogni donna e uomo possa vivere all’altezza dei suoi più autentici desideri».